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Gadget di tendenza

Un “Purp” napoletano…

Essere denominati con la parola “Purp” a breve potrebbe non essere così offensivo. O almeno questo è quanto potrebbero pensare i giovani partenopei, e non solo, che ormai conoscono i gadget della linea “Purp”, in vendita presso molte librerie. A idearla è stato Alessandro Cocchia, napoletano legato a doppio filo alla propria città, designer, a metà strada tra l’artista e l’imprenditore.

La factory Purp è stata fondata nel 2006 ed è diventata un vero e proprio marchio nel 2008 quando una bella fetta di appassionati hanno visto nel suo caratteristico, tentacolare, simbolo l’emblema di uno stile di vita allegro e ironico dove l’arte è produttiva e accessibile a tutti. “L’idea è assolutamente nata come una provocazione – commenta Alessandro Cocchia – dalla mia passione per Keith Haring”. E sempre a Haring si è ispirato per l’apertura di un Pop Shop, che però con il tempo ha assunto tutti i colori e la vitalità del vivere a Napoli. “Fortuna e sfortuna – commenta – Napoli è una città che ti dà molto ma che ti crea anche una barriera attorno, che è difficile da superare”. Ma se il suo legame con Napoli resta forte, non è vero che il Purp e il suo creatore non abbiano le ali. Infatti sebbene nelle sue opere e nel suo modo di vivere ci sia una forte “napoletanità”, le interferenze sono poliedriche: dai Manga ai Cartoni al Web, dal cimitero delle Fontanelle alle tradizioni messicane legate al Dia de los Muertos, all’America di Haring a quella di Homer Simpson magari in versione San Gennaro.

La PurpArt di Cocchia è un miscuglio di arte popolare che rievoca leggende popolari e attualità, che poi trova il suo sfogo anche nella praticità dei gadget e degli articoli di cartoleria decorati con i suoi dipinti. E dopo mostre che vanno dal Castel dell’Ovo alla Francia e ad Atlanta negli Usa, i progetti in cantiere sono tanti: “Ho sempre dei progetti – dice Cocchia – fosse anche solo una serata creativa con amici, durante la quale il mio laboratorio sia aperto al pubblico, per esibire opere non solo mie”. Ma le serate estemporanee non sono l’unica risorsa di questo giovane “artista produttivo”. In corso c’è la mostra d’arte contemporanea Lumen, a Salerno, un collettivo dove vengono esposti molti artisti e che potrebbe spostarsi a Napoli, e mentre prepara una sua mostra personale per quando ne avrà voglia e tempo, programma anche un viaggio per esporre a Saint Tropez tra giugno e luglio: “Non lo so però è ancora in forse”.

Ma Cocchia, c’è da dirlo, non ama parlare molto di sé, gli piace più chiacchierare. Ed è proprio quando meno te lo aspetti che parlando di uno stile dal quale ormai è maturato, si lascia sfuggire: “Era nel 2001 dopo che avevo disegnato l’orologio della Swatch”.

Paola Cacace

[26.5.2010 - 14.46]

http://www.unisob.na.it/inchiostro/index.htm?idrt=3818

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